laboratorio di pratiche performative nello spazio pubblico
TI VOGLIO UN BENE PUBBLICO
a cura di ELISABETTA CONSONNI

 

“Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire ‘questo è mio’ e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli, fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i piuoli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: ‘Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!’” (J.J. Rousseau Origine della disuguaglianza, 1754)

Ti voglio un bene pubblico è un gioco urbano, ideato da Elisabetta Consonni, che riflette su infrastrutture di divisione quali cancelli, muri, recinti che operano una partizione all’interno dello spazio urbano. Tutto ciò che ci circonda è fatto di muri e recinzioni; comprenderne il significato apre un approccio critico verso l’organizzazione normativa dello spazio. Ti voglio un bene pubblico gioca con le relazioni che lo spazio urbano permette, questiona l’accessibilità a spazi chiusi e si interroga sulla publicness degli spazi pubblici.
Nelle società contemporanee ad alta tecnologia, i muri rimangono dispositivi decisamente a bassa tecnologia. Tuttavia, essi risultano essere ancora tra i dispositivi più diffusi ed efficaci per il governo della popolazione, in particolare negli ambienti urbani. Essi impattano direttamente sui corpi e sull’ambiente percettivo e sensoriale (Andrea Mubi Brighenti). Allo stesso tempo, sono anche “sfondo indiscusso e naturalizzato”. Se il muro esiste tra le persone e il loro libero movimento, tale interferenza tende a diventare costantemente invisibile. Nella loro scomparsa alla coscienza, muri e recinzioni diventano un luogo di conflitto e spazio di esposizione per azioni politiche o artistiche che ridefiniscono il loro significato.
Il laboratorio è costruito a partire dalle pratiche preliminari di osservazione e azione del contesto che vengono attivate nei luoghi in cui il gioco è creato. Alcune domande sottendono le modalità di escursione dello spazio urbano: i quanti posti puoi entrare senza permesso? Cosa immagini o riesci a vedere oltre ad un muro? Quanto puoi vedere all’interno di uno spazio privato? Quali altri scopi può avere un’infrastruttura di divisione?

A CHI È RIVOLTO
Rivolto a performer, danzatrici/danzatori, attrici/ attori, esploratori urbani, movers, operatrici / operatori culturali e chiunque desideri partecipare a un’esperienza artistica legata al corpo, alle arti performative e allo spazio urbano

CALENDARIO
il laboratorio si sviluppa dal 5 al 7 dicembre in 3 giorni di laboratorio di 3.30 ore ciascuno + un incontro pubblico di confronto sul percorso del laboratorio + talk con Elisabetta Consonni

Ven. 5 dicembre dalle ore 15 alle ore 18.30
Sab. 6 dicembre dalle ore 15 alle ore 18.30
Dom. 7 dicembre dalle ore 15 alle ore 20.00

La giornata del 7 dicembre è articolata nel seguente modo:
dalle h 15 alle ore 18.00 > laboratorio
h 18.30 > incontro pubblico di confronto sul percorso del lab
ore 19 > talk Ti voglio un bene pubblico. Coreografare relazioni attraverso i muri dello spazio urbano.
Dialogo con Elisabetta Consonni

DOVE SI SVOLGE
Biblioteca interculturale Cittadini del Mondo – Viale Opita Oppio 41 e spazi urbani del Quadraro – Roma
Il laboratorio si svolge sia indoor alla Biblioteca Cittadini del mondo sia in una dimensione outdoor/ open air negli spazi urbani del Quadraro. In caso di maltempo si svolgerà unicamente indoor.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE
La partecipazione al laboratorio è GRATUITA.
La partecipazione è aperta a un numero limitato di persone.
È richiesta la PARTECIPAZIONE per tutta la durata del laboratorio e a tutte le attività
(= laboratorio, Incontro, talk )
vi consigliamo un abbigliamento comodo, e scarpe da ginnastica.

COME CANDIDARSI
inviare una mail a lab@margineoperativo.net

Indicare nell’oggetto della mail: Laboratorio TI VOGLIO UN BENE PUBBLICO
e all’interno della mail >
Nome, Cognome, età, cellulare, indirizzo email + 10 RIGHE IN CUI TI RACCONTI

 

Elisabetta Consonni
coreografa tutto, esseri umani e disumani, oggetti mobili e immobili, mappe, interstizi e gruppi vacanze spaziali. Tesse reti di relazioni, sottili e forti, come il vetro di zucchero. Una formazione ufficiale in Cultural Studies e tecniche di danza in Italia e a Londra (The Place) e una più ampia formazione non ufficiale e non lineare la portano a vivere a Rotterdam, poi in Polonia e poi a Milano incrociando le pratiche somatiche e l’uso della voce, soffermandosi, ad un certo punto, ad interrogarsi su come l’arte performativa possa fornire strumenti per le politiche urbane e sociali. La sua ricerca intende espandere la pratica coreografica fino a diventare strumento per far accadere spostamenti di attenzione, osservare dinamiche relazionali, ribaltare narrazioni e rileggere criticamente i contesti. Non si stanca, quindi, di continuare ad inventare formati sempre nuovi che siano partecipativi in modi differenti.

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