I suoi campi d’azione sono: il teatro, le arti performative, il video.

CORPI MULTIPLI

scritto di Margine Operativo
per il libro “IPERCORPO_spaesamenti nella creazione contemporanea” a cura di Paolo Ruffini
Editoria&Spettacolo – 2005

 

CORPI MULTIPLI

prologo n.1
_ il corpo_
Il corpo inizio e fine, oggetto e soggetto di ossessioni, di turbamenti, di pulsazioni, il corpo martoriato, il corpo glorioso, il corpo simbolo, il corpo erotico, il corpo manipolato, il corpo ribelle, il corpo espanso, il corpo contaminante, il corpo attraversato, il corpo multiplo…
“… ma che esplosiva affermazione che esista qualcosa a cui fare posto: il mio corpo” (Antonin Artaud – Per farla finita con il giudizio di Dio, 1947)

prologo n. 2
_la nostra epoca: globale e digitale_
Un epoca strana e complessa la nostra, paradossale, in equilibrio tra il futuro e il passato, tesa verso il futuro attraverso i cambiamenti epocali determinati dalla rivoluzione digitale, che ha causato delle trasformazioni profonde create dall’ immissione delle nuove tecnologie e contemporaneamente tesa verso un lontano passato nel suo essere neomedievale o neoimperiale per le feroci politiche neoliberiste e le culture neoconservatrici che attraversano il pianeta terra.
Il corpo nella nostra epoca è nuovamente al centro di scontri violentissimi, il corpo oggi più che mai è uno spazio del conflitto – politico – culturale -simbolico. Intorno alla dimensione del corpo si gioca una parte non solo simbolica del conflitto tra politiche/culture neoliberali e politiche/culture democratiche.
Il corpo è al centro di un nuovo fondamentalismo: con un attacco sistematico della parte neoconservatrice della società nei confronti del corpo ribelle, innaferrabile, non omolgabile, per il corpo che esce dai limiti del destino biologico per affermare il proprio diritto a scegliere cosa essere.
Il corpo ancora oggi, e forse più che mai, anche con la “complicità” delle nuove tecnologie che permettono di diffondere – via satellite, via web – in tutto il mondo in tempo reale immagini, foto, suoni – viene utilizzato come carne da macello per mandare feroci messaggi – ( come le immagini delle torture perpetuate dai soldati e soldatesse americani in Iraq ).

primo movimento:
_del seguire_ inseguire tracce_
Ipercorpo come eccesso o scomparsa dello stesso. Il presente, forse il migliore presente possibile (?), disegna una nuova configurazione del concetto di corpo?
Ogni presente disegna una nuova configurazione del concetto di corpo.
Come ogni epoca, e ogni luogo definisce in modo diverso il concetto di “bello” riguardo al corpo, un concetto mutante , in continua trasformazione, mai statico ma in costante cambiamento a seconda delle epoche, delle latitudini, dei luoghi Un concetto che si diassolutizza continuamente riaffermando con forza il suo relativismo.
Contemporaneamente ogni presente disegna concretamente il corpo che lo abita: gli esempi potrebbero essere infiniti, dalle modificazioni corporali della tribù Karo in Etiopia – strettamente legate alle fasi della vita, al segnare sulla propria pelle lo scorrere delle stagioni, un corpo testimonianza del tempo – alle trasformazioni corporali a cui sono state sottoposte per secoli le donne in Cina attraverso la fasciatura dei piedi, una manipolazione che cercava di “bloccare” per sempre la crescita naturale dei piedi delle bambine, una modificazione non scelta ma imposta da una tradizione. O i tatuaggi ,per lungo tempo disdegnati dalla cultura europea, e che ora riappaiono ovunque sui corpi che attraversano le giungle metropolitane, rimessi in circolazione dapprima dai corpi ribelli provenienti dalle controculture (in primis il punk) e poi sussunti (come spesso succede) da tutta una generazione. I corpi tatuati creano strani ponti tra culture lontanissime, creando connessioni tra le scarnificazioni ancestrali delle tribù africane e i riti delle tribù metropolitane, connessioni tra la controcultura cosciente di sé che usava il proprio corpo come un manifesto vivente, e la moda estetizzante e autoreferenziale.
Noi amiamo i tatuaggi forse per questa loro capacità di creare ponti, numi tutelari e segni di connessione tra passato e futuro.

secondo movimento:
_lasciare tracce_abitare il presente
Tecnologia e povertà, cosa disegna il contemporaneo: contrapposizione, conflitto, adesione, smembramento (spaesamento).
Abitare il presente per noi_ Margine Operativo_ significa anche confrontarci con la trasformazione che ha creato in questi anni la rivoluzione digitale e con gli enormi cambiamenti provocati dall’ innesto delle nuove tecnologie in tutti “i livelli” delle nostre vite, dalle trasformazione nei processi produttivi, e nei modelli organizzativi, a quelli nelle relazionali interpersonali, alle trasformazioni dei modelli comunicativi. Un processo virale che ha contaminato non solo i paesi “ricchi” del mondo ma anche- quelli emergenti, e quelli “poveri” (coinvolti – nonostante il digital divide – a volte solo per la manodopera a basso costo unita a capacità produttive spesso eccezionali). Questo processo virale ha attraversato anche il mondo dell’arte e l’universo del teatro, sia nei suoi aspetti organizzativi sia nei processi di creazione artistica.
Per quanto riguarda la parte orgnizzativa e di promozione l’utizzo della rete ha dato un imput incredibile alla possibilità di “contatti” da stabilire e alle occasioni di “visibilità” e promozione. Un altro “dono” che ci ha consegnato la rete è la possibilità dell’ “autonarrazione” che ogni gruppo ha acquisito grazie al proprio sito web, alle newsletter, alla mailinglist – una narrazione/autonarrazione che lentamente sta erodendo la centralità della recensione sul giornale main stream. Ogni gruppo/compagnia ha l’opportunità oggi di poter fornire direttamente a un numero enorme di persone senza intermediazioni, informazioni_immagini_video _riflessioni etc. sul proprio percorso artistico, su uno spettacolo attraverso un linguaggio multimediale e sfaccettato.
L’universo della rete è un universo parallelo al mondo fisico, al mondo costruito da atomi, l’universo dei “bit” ha una sua realtà immateriale ma allo stesso tempo concreta in profonda connessione con il nostro tempo “reale”. Sono due mondi in continua relazione, anzi la nostra epoca – globale e digitale – è un epoca costruita dalla relazione tra questi due universi, abitare la contemporaneità è attraversare questi due mondi, intrecciarli.
Uno degli elementi portanti della rivoluzione digitale e di aver creato un universo parallelo senza confini, che semplicemente passa attraverso tutte le frontiere fisiche, rendendo anche il mondo reale un mondo “globale”. Questo determina una possibilità infinita e per tutti di costruire relazioni, contatti, informazione.
L’abbassarsi costante dei prezzi delle nuove tecnologie ha creato negli ultimi 10 anni una accessibilità estremamente diffusa.
Oggi con le nuove tecnologie digitali e con la miniaturizzazione dei componenti delle apparecchiature video è possibile trasformare una scrivania in un piccolo studio audiovisivo. Oggi chiunque può produrre un video a basso costo ma con mezzi assolutamente professionali.
Una volta ci si poteva nascondere dietro la montagna di equipaggiamenti costosi, dietro gli insormontabili ostacoli finanziari.
Ieri si poteva osservare con una certa evidenza che il mezzo era una faccenda tanto costosa da non essere fatta per tutti.
Oggi il progresso sta minando alle fondamenta questa motivazione.
Oggi fortunatamente il progresso tecnologico sta dalla nostra parte.
Questa accessibilità economica ha creato una opportunità per molti di poter sperimentare degli innesti tecnologici nel proprio lavoro, e ha creato dei cambiamenti diffusi anche nel mondo dell’arte.
I dispositivi digitali supportano/modificano i processi di creazione artistica, immettendo al loro interno la possibilità di interfacciare con una macchina, con un occhio digitale, che può in tempo reale rimandare l’immagine di un corpo in azione, una voce, simulare un ambiente. Fermare il movimento in una serie di foto, visibili immediatamente. Oltre a creare profonde trasformazioni nell’atto artistico.
La forza delle tecnologie digitali di navigare nella complessità della contemporaneità risiede anche nella capacità di ibridarsi con altri linguaggi alimentando i processi produttivi-creativi di altri media. Il dispositivo digitale si è prestato in questi anni a coniugarsi con il teatro, la danza, la musica, la poesia, e in questi incroci mediatici si è modificato ma al contempo ha creato mutazioni. E’ penetrato nel cinema e ha trasformato il suo modo di raccontare. Il video da semplice supporto per economizzare sui costi e sui tempi di produzione del cinema, è diventato un codice stilistico e semantico.
“ L’ immagine digitale è un ritorno alle origini del cinema, alla povertà di mezzi dei primi anni,e nello stesso tempo un balzo nel post cinema. “ (Thierry Jousse)
Ci affascina la profonda potenza dalla connessione tra il teatro, arte “tribale”, ancestrale, portatrice di secoli di storia e l’innesto in questo organismo antico, delle nuove tecnologie, dell’universo digitale: il video digitale e la sua estrema versatilità e “leggerezza”, computer e software sempre più capaci di performance fino a qualche anno fa impensabili.
Creiamo flussi di immagini – molto spesso intrecciando momenti live con video e frammenti già costruiti prima – e li usiamo per espandere il corpo in azione, per rompere, per superare il limite della pelle, delle ossa, dilatare lo spazio in cui agisce il corpo organico, creare infinite espansioni, finestre su altri mondi, linee di fuga, imprevedibili tracciati.
Le nuove tecnolgie ci permettono di comporre attraverso montaggi_cutup_assemblaggi mondi e universi non-esistenti, nonluoghi creati attraverso un gioco continuo di costruzione-decostruzione della realtà.
Attraverso la macchina computer costruiamo paesaggi sonori, architetture sonore impreviste, spesso composte attraverso una manipolazione di suoni e musiche esistenti trasformate. Facciamo scorrere i flussi di immagini su superfici diverse, utilizzando materiali estremamente eterogenei come schermi, muri, plexiglass, lamiera etc, passando da vecchi televisori a ipermderni monitor, a videoproiettori.
In ogni spettacolo di Margine Operativo o videolive set o performance visiva, il corpovideo si propone in modo diverso. Suoni e immagini a volte si incontrano con il luogo fisico a volte si plasmano all’esitente, a volte si contrappongono e a volte disegnano un’ altro luogo, un’altra archittettura dello spazio e/o costruiscono ponti visuali su altri mondi.

terzo movimento:
_esodo dalla narrazione lineare_
– Il soggettivo, il parziale, il limite: cosa puntualizza l’opera.
– Responsabilità della creazione: un’opportunità, un incidente.
Ogni creazione di Margine Operativo _evento, spettacolo, performance_è un organismo complesso e multiforme , formato da molti corpi diversi ognuno con la sua autonomia ma allo stesso tempo in stretta conessione uno con l’altro. Tra questi corpi c’è il corpo organico dei performer in azione, e il corpovideo, il corpovoceparola_il corpo musica, in una fitta rete di scambio, in un continuo movimento di relazioni incrociate. Lo spettacolo nasce dall’ assemblaggio e dalla combinazione di corpi_linguaggi diversi, è un sistema dinamico di relazioni, che intersecandosi, congiungendosi, interferendo a volte costituiscono un unico insieme, e a volte galleggiano nell’ oscurità in una sorta di raptus cerebrale. Crediamo che il teatro (e più in generale l’arte) sia multiplo e noi ci muoviamo in questa molteplicità di possibilità , di direzioni, di sensi .
Per noi è una continua sfida riuscire a costruire degli eveni artistici in bilico sul proprio tempo , protesi verso il futuro che non devastino le proprie radici.
Siamo affascinati e incuriositi da questa epoca globale, all’interno della quale siamo immersi, è il nostro tempo, un tempo veloce, non lineare un tempo assimetrico con milioni di dati, di informazioni, di immagini che si muovono velocissime per tutto il pianeta terra. Per noi una tattica per riuscire a surfare, cavalcare sull’onda di questa velocità senza esserne sommersi consiste nel costruire dei percorsi di esodo dalla narrazione lineare.
“(…)la frammentarietà di un avvenimento sottolinea il suo carattere di processo in corso. Non credo che una storia con un capo e una coda (la fabula nel senso classico) possa ancora afferrare la realtà (…)” (Heiner Müller)
Non esiste frammento se non esiste un tutto, ma contemporaneamente il frammento è una parzialità, non ha la pretesa di essere il tutto, è imperfetto. In un epoca come lo nostra dominata da fondamentalismi feroci – dai fondamentalismi politici ed economici neoliberali, da quelli religiosi – da guerre inventate per affermare „il potere imperiale“ – rivendichiamo atti artistici parziali, ibridi, meticci che esodano dal „rappresentare“, ma semplicemente sono.
Sicuramente non ci basta più nè un arte nè una comunicazione che agisca – come invocava il grande Vladimir Majakovskij “come uno specchio per ingrandire la realtà”- ma quello di cui abbiamo bisogno noi abitanti del post 2000 è di atti artistici che non si accontentino di narrare la realtà ma che riescano a prefigurare scenari diversi.
“…L’importante è tenere un atteggiamento che non sia semplicemente reattivo o descrittivo, ma che riesca a pensare mondi possibili, anche se non necessariamente verificabili nel concreto” (Heiner Müller in “Tutti gli errori”, 1980)
In questa epoca bisogna dotarsi di strumenti/strategie complesse e multiple per attraversare ed abitare il “territorio dell’arte” e i territori della vita.
Atti artistici che abitano questa realtà, questo tempo non solo nel momento in cui si espongono allo sguardo e all’incontro con gli “spettatori” (ma chi è spettatore di cosa???) ma anche nei percorsi, nei processi che li vanno a costruire. Atti artistici che sono in una continua interazione tra forme e contenuto dove non c’è una divisione duale ma molteplice.
In questo per noi risiede la responsabilità della creazione che per noi non è un incidente ma è una parte – anche qui una parzialità – della nostra vita. Vita complessa come per tutti quelli che solcano la terra, composta da molti pezzi, l’arte per noi è una di questi pezzi, con una sua autonomia, una sua indipendenza ma strettamente intrecciata con le altri parti. L’arte per noi ha questa capacità combinativa.
Nel nostro ultimo spettacolo “Metropoli_atto d’amore n. 3” c’ è una forte tensione verso la parola poetica, fa parte del nostro percorso teso verso la costruzione di un teatro che abita il presente ma che contemporaneamente cerca continuamente delle vie di esodo, un esodo costituente da un reale troppo stretto e troppo brutalizzato, e la poesia, anacronistica in un tempo come il nostro, ci interessa proprio per la sua forza di spiazzamento, per il suo essere “fuori luogo”, per la sua capacità di costruire immaginari. Di creare traiettorie inaspettate.
“Metropoli_atto d’amore n. 3” è la terza tappa del progetto di Margine Operativo “Metropoli”, un percorso artistico che si sviluppa come le metropoli contemporanee per successive e progressive espansioni. Ogni spettacolo racchiude quello precedente e si espande attraverso una parte completamente nuova che si inserisce nel corpo preesistente.
Con “Metropoli_atto d’amore n. 3” abbiamo continuato il nostro viaggio artistico dentro e fuori le città. Un percorso che nel progetto_evento “Attraversamenti Multipli”, si realizza concretamente attravero un innesto dell’organismo performativo all’interno degli spazi della città, un movimento “virtuale” in “Metropoli”, che si è nutrito di molte suggestioni di Attraversamenti Multipli. Lo spettacolo e l’evento, sono molto diversi tra di loro ma hanno un punto di connessione: sono ambedue un atto d’amore verso le metropoli del mondo, come luoghi dalle mille e infinite possibilità, luoghi dove si accumulano e si stratificano, spesso in modo caotico, molte città, con lingue, colori, odori architetture differenti, punti di convergenza di una straordinaria pulsazione vitale, luoghi della crudeltà e della salvezza, luoghi della ribellione.

quarto movimento:
_l’arte dovrebbe avere a che fare con la “carne viva” _
-La relazione con il pubblico
Amiamo molto proporre I nostri spettacoli, i nostri videoliveset, le nostre installazioni in spazi estremamente diversi tra di loro con una predilezione ai luoghi “dove la vita scorre” solitamente “non deputati” all’arte,ma innervati e pulsanti di vita.
Siamo fortemente attratti e stimolati dai luoghi-nonluoghi metropolitani, dalle “terre di mezzo” e questa fascinazione ci ha portata a ideare e costruire “Attraversamenti Multipli” (che si è sviluppato in 4 edizioni: 2001-2002-2003 – 2004) un evento che si inserisce in luoghi di passaggio della metropoli ovvero stazioni dei treni e della metropolitana, un progetto giocato sul binomio “attraversamenti tra linguaggi in luoghi di attraversamento”. Un percorso artistico nomade costruito come un omaggio agli spazi in cui si inserisce e a chi li attraversa, un organismo complesso e pluriarticolato formato da performance, installazioni, video, che si inserisce nelle stratificazioni della città. “Attraversamenti Multipli” agisce sul binomio spazio/tempo e all’interno del tempo veloce del passaggio crea dei momenti di sospensione, riuscendo ad “agganciare” lo sguardo e l’attenzione di chi passa costruendo uno spazio vitale di relazione. Dove sfuma l’importanza del confine tra il corpo in azione e del corpo in osservazione perchè il centro è lo spazio costruito da tutti i partecipanti. E non ha molta importanza “chi” sei, ma esserci, e non importa se sei lì per scelta, se casualmente o perchè hai ideato quel progetto. L’ultima tappa dell’ edizione 2004 di Attraversamenti Multipli si è svolta all’interno di una stazione della metropolitana di Roma: la stazione di Anagnina, durante la Notte Bianca. L’evento non erano i sette gruppi impegnati nelle performance, l’evento non erano le immagini lanciate dal videoliveset e disseminate in tutto lo spazio, l’evento non erano le installazioni, l’evento non era la musica che sprigionava dalla postazione dei dj, l’evento non erano le 5.000 persone che accalcavano lo spazio, l’evento non erano le migliaia di persone che sono “passate” durante la notte mentre andavano a prendere la metropolitana, l’evento non era non la sommatoria di tutto questo ma l’evento erano tutte queste cose insieme, la moltitudine di atti, azioni artistiche, persone, immagini, suoni concentrate in un unico luogo per 8 ore. L’evento era questa moltitudine, formato da corpi organici, e da corpi tecnologici, e il loro “invadere” e trasformare uno spazio metropolitano duro innondandolo di pulsazioni vitali. Se mancava un solo elemento tutto avrebbe avuto meno senso, e forse non sarebbe esistito. I corpi multipli sono potentissimi ma anche estremamente fragili. I corpi multipli son un insieme di corpi diversi, ognuno con una sua autonomia e indipendenza, ognuno con la capacitò di esistere senza gli altri, si creano attraverso assemblaggi e connessioni reticolari e moltitudinarie.
Ma il corpo multiplo è un ipercorpo? Dipende su cosa si intende per ipercorpo. Se l’ipercorpo è un eccesso del corpo, o una sua scomparsa, ci sembra che il corpo multiplo non è un ipercorpo, non perchè neghi l’eccesso, anzi l’eccedenza è una delle sue caratteristiche, ma è qualcosa determinato dalla compresenza di più corpi e dal loro assemblaggio ma non dalla loro sintesi, ma dalla loro molteplicità e dalla loro capacità di innestarsi e combinarsi senza però fondersi in una unità. Il corpo multiplo è uno strano organismo, mutante e moltitudinario.
“…coloro che non hanno fascino non hanno vita, sono come morti. Il fatto è che il fascino non coincide in nulla con la persona. È una qualche cosa che fa vedere le persone come tante combinazioni, come tante possibilità uniche uscite da una tale combinazione. È un colpo di dadi necessariamente vincente, perché conferma sufficientemente il caso, invece di delimitarlo, di renderlo probabilistico, mutilarlo. In questo modo, attraverso ogni fragile combinazione, viene ad affermarsi una potenza di vita, con una forza, un’ostinazione, una perseveranza nell’essere senza pari.”
(Gilles Deleuze-Claire Parnet “Conversazioni)
Un atto artistico, una lotta, è qualcosa di vivo quando ha “fascino”. Anche una battaglia sociale materialissima, dura, per nulla educata, può essere o non essere affascinante. Non si tratta semplicemente di estetica o di astuzie comunicative o spettacolari. Si tratta piuttosto delle combinazioni, o meglio delle “possibilità uniche” e irripetibili che le combinazioni determinano perché aprono delle possibilità (ciò che prima non c’era d’improvviso diviene possibile!).
L’arte della combinazione è una delle strade da percorrere in un tempo nuovo dove emergono tendenze eterogenee e molteplici. Un tempo in cui a noi interessa essere piuttosto che rappresentare, esprimere e combinare!
La tensione “combinativa”, seppure parziale ha che fare con l’affermazione della “potenza di vita” , con l’ “ostinazione ad essere senza pari”.

quinto movimento:
_ viaggio attraverso il deserto _
– Lo spazio della creazione è uno spazio sociale?
Un elemento del DNA di Margine Operativo è l’intrecciare la sperimentazione artistica con l’attivismo politico, e la propensione a costruire percorsi artistici insieme ad altri gruppi,artisti,attivisti – creando, spesso, con una modalità a rete, progetti_eventi.
Non riusciamo a immaginarci senza questa rete sinergica di relazioni, tra persone, tra tecnologia e corpo e tra l’essere parte attiva del variegato arcipelago del movimento e il “fare arte”.
Lo spazio della creazione per noi è uno spazio multiplo e condiviso, nel senso di uno spazio che condivide con altre esperienze e persone la responsabilità di abitare la realtà e la contemporaneità. Spesso il momento della creazione è anche un momento di “scelta del deserto”, del silenzio, della solitudine attiva, ma questa solitudine attiva si nutre di percorsi_esperienze condivise con altre persone. Senza questa dinamica relazionale, senza questo bagaglio per il viaggio il nostro “andare nel deserto” sarebbe inutile. Sarebbe come andare nel deserto senza portarsi l’acqua: un suicidio.
Costruiamo uno spettacolo o una performance non casualmente e miracolosamente ma attraverso esperienze complesse, attraverso un lungo svolgimento di posizioni e di espressioni portate strenuamente sino in fondo e dinamicamente collegato dentro l’ esperienza esistenziale che viviamo.
L’innovazione viene da un atto di ribellione: una critica del presente accompagnata da una visione.
“Vedendo, sentendo, parlando, operando tutto il giorno cose mai viste, mediante l’ uso e la familiarità del fato e del satirico , ci svezzeremo di tante consuetudini, ci scorderemo di tante cose, ne impareremo altre o ci ricorderemo e ci riavvicineremo a tante altre, vedremo, conosceremo e abiteremo il presente.” (Margine Operativo da “Linee di fuga”)

sesto movimento:
_ il corpovideo_
Una parte importante del nostro agire è occupata dalla produzione video.
Nel 1997 diamo un nome autonomo al nostro progetto video: così nasce Riot Generation Video. Il nucleo base di Riot è lo stesso di Margine Operativo, ma decidiamo di differenziarlo, perchè anche se esiste una forte correlazione tra loro allo stesso tempo agiscono ambedue in maniera autonoma. Nelle nostre produzioni video ci occupiamo direttamente di tutti i passaggi: dall’ideazione, alle riprese, dalla grafica al montaggio.
Rispetto al video ci muoviamo su più livelli: ideando e creando le immagini, le installazioni visuali per le performance e gli spettacoli, creando flussi di immagini per video live set, ideando e realizzando video, dalla fiction al documentario ai format televisivi.
Spesso questi livelli, si intersecano: la presenza del video nei nostri spettacoli è stata profondamente contaminata dalla nostra esperienza di live set video, alcune delle modalità operative dei live set l’abbiamo innestata nel corpo delle performance, come l’utilizzo in contemporanea della tecnologia analogica e della tecnologia digitale, due mondi diversi , uno preludio all’altro, uno in via di estinzione. L’elemento che ci interessa dell’analogico è la forte presenza nella sua gestione dell’elemento umano, del corpo che interfaccia fisicamente con la macchina. Un esempio della differenza può essere tra mixare delle immagini con un mixer analogico sul quale devi intervenire fisicamente e utilizzare un software x il mixaggio, dove la macchina computer lavora da sola.
Spesso ci sono delle connessioni molto forti tra dei progetti di Margine Operativo e Riot Generation Video, che poi percorrono strade profondamente diverse, ma hanno delle radici comuni, spesso sotterranee e invisibili al primo sguardo. Come il progetto “Borders”, che nasce nel 2002 come una performance di Margine Operativo, ruotante intorno al concetto di confine come luogo-nonluogo simbolo della nostra epoca. Come spazio artificiale attraverso il quale bisogna passare per spostarsi da un paese ad un altro, un luogo dove flussi di corpi – con i loro sogni, le loro utopie, le loro tragedie – si ferma per istanti interminabili x poi rimettersi in viaggio. Le border-lines (linee di confine) rappresentano x molti “un’attimo” – che può essere lunghissimo – di sospensione tra un prima e un dopo, un punto di passaggio. Borders ruota intorno a questo “punto di passaggio”. Borders come performance ha continuato in questi due anni il suo viaggio, mutando pelle e luoghi di azione.
Nel 2004 Riot Generation Video costruisce un format televisivo diviso in 6 puntate per una televisione satellitare, il titolo di questo progetto è “BORDERS _storie di confine”. Il format è completamente distinto dalla performance, ma rimodula, trasformandolo completamente la modalità di azione della performance, il suo muoversi sulle linee di confine tra differenti linguaggi artistici – teatro,danza, arte visiva – per “narrare” il punto di passaggio, nello stesso modo il format televisivo si muove sulle linee di confine tra il documentario _ la videoinchiesta _ la docufiction_. Attraverso un linguaggio ibrido mette a fuoco la moltitudine di persone e di storie che agiscono in Europa e nel mondo in netto contrasto alle politiche e alle culture neoliberiste, esperienze che disegnano concretamente il profilo di una ribellione costituente di un’altra società . Così passiamo dalle lotte degli intermittenti dello spettacolo francesi (che hanno boloccato il festival di teatro di Avignone), alle azioni/mobilitazioni contro la guerra in Iraq, alle lotte/proposte dei precari cognitari italiani, a una inchiesta sull’ universo dei flexworkers, alle esperienze di resistenza artistica (resistere significa esistere) di alcuni gruppi di teatro in Italia.
Abbiamo trasportato la molteplicità e mobilità dei corpi della performance nella mobilità e molteplicità di linguaggi e storie del format televisivo. BORDERS esiste grazie alla “complicità” della performance, grazie alla complicità di molte persone, e grazie alla ricchezza di stimoli che quello che ci circonda continuamente ci dà. Senza queste combinazioni Borders non sarebbe esistito.

settimo movimento:
_lo spirito libero è anche un nobile traditore perchè abbandona ogni convinzione, ogni fede_
– Fuori dal mondo conosciuto
… quando le passioni sono indomite, quando i colori delle cose, quando la luce, quando le stelle, quando il fuoco, quando il volo degli insetti, quando il canto degli uccelli, e il cielo, e il mare e la terra e tutta la faccia del mondo, quando il mistero che spessissimo desideriamo di poter vedere continuamente ci possiede…Possiamo dire, innocentemente, ingenuamente di “fare arte” non come chi si contempla e si rivolge agli altri con semplici dettati di verità assolute
possiamo dire di “fare arte” per necessità di scavare, per non sottrarci
in un epoca complessa, feroce e meravigliosa, in cui i contorni sfumano
nel tracciare la nostra rotta,
per cercare di afferrare l’inafferrabile,
per continuare a spingerci oltre il mondo conosciuto , per non perdere il delirio di intensità, per accettare la sfida della vita,
per ripensarci, per riformularci,
per condividere i nostri pensieri, i nostri sogni e le nostre azioni
per scoprire nuove combinazioni possibili
per ridisegnare continuamente le mappe delle nostre esistenze e dell’esistere…
Nessuna rotta è tracciata… navighiamo in un flusso costante di movimento….