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> CHE L'ALTRO DA SE' NON
SIA UN BERSAGLIO
Biennale dei giovani
artisti d'Europa e del Mediterraneo
PRODUZIONE INDIPENDENTE
c.s.o.a. Forte Prenestino, c.s.i.o.a. Villaggio Globale,
c.s.o.a. Corto Circuito, One Love Hi Pawa
presentano:
"Che l'altro
da sè non sia un bersaglio"
percorsi di autoproduzione
La connessione/contaminazione tra politica e sperimentazione dei/sui linguaggi (video,
teatro, musica, graffiti....) è uno dei tanti fili rossi che ha attraversato
in questi anni il variegato universo dei centri sociali: universo popolato da
molti e diversi tra loro "esseri", un universo in cui si intersecano
molteplici e spesso, per fortuna, differenti idee, pensieri, metodologie. Il
credere possibile unire sperimentazione politica e sperimentazione "artistica"
caratterizza i gruppi musicali, video, teatrali...- nati all'interno e dall'interno
dei centri sociali e zone limitrofe.Si tratta non di fare film politici ma film in
modo politico" (Jean- Luc Godard).
L'autoproduzione dà centralità non soltanto al "prodotto finito"
- da cui troppo è ossessionata l'industria culturale - ma anche al percorso
e al processo attraverso il quale si costruisce uno spettacolo, un libro, un
cd... Un percorso, un "fare in modo politico" che nasce dalla
necessità " del dire", del comunicare - al di là delle
poetiche scelte - dalla necessità di costruire immaginari capaci di pensare
e prospettare "mondi possibili".
Immaginari che abbiano la forza di tracciare le linee per una cultura non slegata
dalla vita ma che abbia la capacità di collocarsi dove la vita scorre, e di
incidere sulla realtà in una prospettiva di trasformazione del reale.
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Produrre
in modo indipendente significa non essere assoggettati dalle dinamiche di mercato
imposte dalla società dello spettacolo, dove la "quantità"
di denaro che un "prodotto artistico" riesce a produrre lo trasforma automaticamente
in un prodotto di "qualità", avvalorando una " cultura"
che non produce nè tantomeno stimola cambiamenti.
L'autoproduzione nega radicalmente la settorializzazione rigida dei saperi e
delle pratiche e sviluppa un'azione politica non separata dall'attività
"artistica", per costruire dei linguaggi che siano capaci di comunicare
con il proprio tempo, che siano accessibili e necessari.
.giorno di guerra umanitaria
La guerra è un terribile
strumento di negazione dellaltro, ma chi è altro nei confronti
di chi?
Né la globalizzazione proposta come Necessaria ed inevitabile
dall Occidente e dal mercato, tantomeno i nazionalismi nostalgici usati per
opprimere altri popoli o immigrati, rappresentano una possibilità democratica
e plurale: un mondo unico, cioè senza diversità, rischia di diventare
totalitario. E per questo che , invece dellomologazione occidentale e
del mercato, abbiamo bisogno di un mondo pluriversale.
Non si tratta di immaginare una cultura dell universale, che non esiste, si
tratta di conservare sufficiente consapevolezza e distanza perché le culture
siano in grado di intersecarsi e di contaminarsi. Connettere le diversità significa
riconoscere la complessità in cui ci si deve muovere, mentre la guerra è
una terribile semplificazione, è la semplicità brutale e oscena della
bomba, del missile, della distruzione.
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Ci schieriamo contro
la guerra promuovendo la solidarietà internazionale, ed utilizzando come strumento
la biennale convinti che il rispetto e la molteplicità delle diversità
crei nuove possibilità di contaminazione.
...incursioni possibili...
Sarebbe stata paradossale una "Biennale dei giovani artisti" a Roma senza
la presenza di chi negli ultimi 13 anni, all'interno di questa città,
ha continuamente proposto e creato iniziative, linguaggi...
Contemporaneamente è pure un paradosso la nostra presenza a una Biennale organizzata
e strutturata in modo molto diverso e lontano da come noi costruiamo le nostre
iniziative. Abbiamo scelto di navigare all'interno di questo paradosso, ben
coscienti che in ogni navigazione verso altri mondi si possano nascondere delle insidie
ma anche delle scoperte, creando con le nostre modalità un settore
indipendente - che si articolerà in sei giorni di iniziative - per sperimentare
la possibilità di portare pratiche radicali all'interno di territori
"ufficiali" e per sperimentare su progetti specifici - dove esistono una
serie di imprescindibili garanzie
- tra cui la totale autonomia di scelta (come è avvenuto per questo progetto)-
la possibilità di "scambio" e contaminazione con situazioni diverse
tra di loro.
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